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Certificazione parità di genere: linee guida per la programmazione della formazione

La certificazione per la parità di genere è un’onda inarrestabile. Con il Decreto direttoriale 17 marzo 2025 n. 115, il Ministero del Lavoro ha stimolato le amministrazioni regionalialla programmazione e progettazione di importanti attività formative funzionali al suo ottenimento.

Dal punto di vista giuridico, il decreto direttoriale n. 115/2025 del Ministero del lavoro è un documento strategico connotato da natura propositiva e non vincolante. Esso si snoda lungo ben cinque traiettorie.

La normativa

Lungo la prima, si dipana un’utile ricognizione dell’articolata normativa in materia. Trovano spazio il riferimento al Codice delle Pari Opportunità, d.lgs. n. 198 del 2006, alla Missione n. 5 Coesione e Inclusione del Pnnr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), piedistallo su cui poggia la certificazione, alla prassi Uni/PdR 125:2022, che disciplina l’intero iter certificativo ma anche alla Strategia Europea per la Parità di Genere 2020-2025 e, infine, alla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026.

Significativo, inoltre, il riferimento alle Direttiva europee n. 1158 del 2018 in tema di work life balance, n. 970 del 2023 in tema di pay trasparency e alla Convenzione Oil sull’eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro. Perseguire l’obiettivo della certificazione equivale, infatti, a mettere a segno gli obiettivi perseguiti da tale normativa sovranazionale.

Le aree di formazione

Lungo la seconda traiettoria, sono individuate le aree che la formazione dovrebbe riguardare. Si tratta delle sei aree strategiche elencate nelle Prassi Uni/PdR n. 125: 2022. E dunque:

– cultura e strategia;

– governance;

– processi di gestione delle risorse umane;

– opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda;

– equità remunerativa per genere;

– tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Genere di formazione

Lungo la terza traiettoria, sono definiti i diversi generi di formazione che le Regioni hanno il compito di promuovere.

La prima è una di tipo introduttivo sull’utilità della certificazione per la parità di genere.

L’obiettivo è quello di offrire alle imprese un quadro chiaro sulle origini della citata prassi, le procedure di cui vive ma anche i vantaggi che genera.

Tra essi, le premialità nelle gare di appalto pubblico, la riduzione della garanzia fideiussoria e una decontribuzione dell’1% del massimale contributivo entro i 50.000,00 euro annui per tutta la durata della certificazione.

Il secondo genere di formazione investe le aree strategiche delle Prassi Uni/PdR 125:2022 e persegue l’obiettivo di dotare le imprese delle conoscenze necessarie per un assessment interno e, dunque, di comprendere autonomamente se sono o meno certificabili.

L’ultimo genere di formazione è, invece, verticale sugli specifici requisiti che i 33 Key Perfomance Indicators, che costellano tali aree strategiche, introducono.

A titolo esemplificativo, essa può riguardare l’importanza di una politica per la parità di genere, dei codici etici, di un organigramma bilanciato tra generi, così come di progressioni di carriera informate alla parità di genere.

O ancora l’importanza di garantire la fruizione dei congedi genitoriali, di iniziative a supporto delle lavoratrici al rientro dal la gravidanza, ma anche di politiche di “tolleranza zero” rispetto ad ogni forma di violenza nei confronti delle lavoratrici.

Modalità attuative della formazione

Lungo la quarta traiettoria, si snodano le modalità attuative della formazione.

Il decreto direttoriale guarda anzitutto alla necessità del coinvolgimento delle piccole e microimprese, anche con una singola risorsa. In tale prospettiva, suggerisce la creazione di reti e forme di partenariato sociale e territoriale con il supporto dei Consigliere di parità territoriali, delle associazioni e delle istituzioni operanti nei singoli contesti regionali.

Si confermano, invece, destinatari della formazione i responsabili delle risorse umane, i Diversity, Equity and Inclusion manager, gli uffici amministrativi che presidiano il processo di certificazione.

Come erogare la formazione

Lungo l’ultima traiettoria, il decreto direttoriale offre possibili modalità procedurali di erogazione della formazione.

Tra le ipotesi, si annoverano un accordo tra la Regione e Unioncamere e/o l’Unione Regionale della Camere di Commercio ai sensi dell’articolo 14 della legge n. 241 del 1990. O ancora un bando ad hoc su iniziativa delle Regioni o, infine, un finanziamento da far valere sulla programmazione del Fondo Sociale Europeo (c.d. Fse +), che ha l’obiettivo di sostenere l’occupazione e di garantire opportunità lavorative più eque per tutti.

In definitiva, ad acquietare il mare della parità di genere non bastano gli strali che provengono dalle Americhe. Bisogna soltanto avere il coraggio di solcarlo.

Valga per gli avventurieri l’adagio dell’antico poeta: “naufragar (m’) è dolce in questo mare”.

Fonte Quotidiano Più